Italiano, lingua della pace: va bene anche il “ciaone”

di ILARIA DOTTA

Ciaone, chattare, spoilerare. E naturalmente, petaloso. Va bene tutto, purché la lingua si mantenga vitale. «Una lingua non può non inventare – assicura Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca -. Non c’è niente di male nell’uso dei neologismi. Possono essere trovate effimere oppure durature, ma a dircelo sarà solo il tempo». Ci sono però anche alcune parole che entrano nel vocabolario solo per «offrirci un alibi per parlare un’anti-lingua». Peggio ancora, ci sono termini che nascondono pericolose insidie. Come piccoli cavalli di Troia, nascosti nelle leggi più che tra hashtag e tweet.

GLORIA DEL PASSATO

«La storia dell’italiano – spiega Marazzini – si differenzia da quella delle altre lingue europee, perché i secoli più gloriosi e di maggior successo internazionale del nostro idioma sono stati proprio quelli in cui l’Italia, in quanto stato o nazione politica, non esisteva affatto. Verrebbe da dire che la storia linguistica italiana sta sotto il segno del paradosso – prosegue l’accademico -: una grande lingua con grandi successi internazionali senza lo stato, una piccola lingua in regresso con lo stato». Un processo difficilmente reversibile. «Di fronte all’invadenza dell’inglese, ci si può chiedere qualche sarà il futuro dell’italiano. Senza dimenticare che la lingua racchiude una parte non secondaria della nostra identità e che dovrebbe essere un importante strumento di integrazione».

Ma non sono solo le parole che ogni giorno si pescano dai vocabolari stranieri a mettere a rischio la lingua italiana. «Il problema vero – ammonisce Marazzini – è la disaffezione della classe dirigente. Troppe volte ci sentiamo dire che se vogliamo avere successo è necessario andare a studiare all’estero per imparare altre lingue». Lo studioso punta il dito contro «l’eccesso di forestierismi crudi, non adattati, nella pubblica amministrazione e nell’università». Parole straniere che, molto spesso, vengono usate solo per «rincorrere modelli che non sono i nostri – dice il presidente della Crusca – e che non sono necessariamente migliori». Termini a volte oscuri, il cui significato si allontana dalla traduzione letterale e che precludono a una parte della popolazione il diritto alla comprensione. Anche in settori delicati come la politica, l’economia e la scienza.

DA BOCCACCIO ALLA PIZZA

«vorrei riuscire a comunicare il senso profondo della storia della lingua italiana. Una lingua senza impero. Quasi tutte le altre lingue hanno conquistato il territorio viaggiando dietro ai fucili. L’italiano invece non deve nulla all’espansione politica, è una lingua con una storia culturale e pacifica». La lingua di Petrarca e Boccaccio, la lingua della musica (basti pensare a parole come allegro o andante). E la lingua dell’opera, del cinema e dell’enogastronomia. «Soprattutto del cibo – sottolinea Marazzini -. Non dimentichiamoci che la parola italiana più conosciuta all’estero continua a essere “pizza”».

Informazioni su francescasalvadori

INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...