Il bilinguismo plasma la nostra concezione del tempo

Per esprimere la durata del tempo, lingue differenti ricorrono a rappresentazioni mentali diverse, basate sulla distanza o sul volume. Una barriera che le persone bilingui non avvertono

di DAVIDE MICHIELIN

Se  siete inglesi, quella dedicata al caffè sarà una pausa ‘breve’. Se invece siete spagnoli, o italiani, definirete lo stesso intervallo come una ‘piccola’ pausa. Ciò che potrebbe sembrare un dettaglio non influente, nasconde una diversa concezione del tempo che, radicata nel linguaggio, influenza la nostra intera percezione.

A sostenerlo, uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Psychology da Panos Athanasopoulos, professore di Linguistica all’Università di Lancaster, e il collega Emanuel Bylund dell’Università di Stoccolma basato su soggetti bilingui.

Il cervello dei bilingui è abituato a saltare rapidamente da un vocabolario all’altro, spesso inconsciamente, in un fenomeno chiamato “code-switching”. Tuttavia, lingue diverse possono basarsi su punti di vista differenti che condizionano l’organizzazione di ciò che ci circonda. I ricercatori si sono perciò interrogati se la transizione da una lingua all’altra comporti in questi soggetti anche un cambio di prospettiva. I ricercatori si sono concentrati sulla diversa rappresentazione dello scorrere del tempo, sottoponendo alcuni volontari bilingui per lo svedese e lo spagnolo a una serie di esperimenti.

Al pari degli inglesi, gli svedesi percepiscono il trascorrere del tempo come uno spostamento spaziale. Linguisticamente, la durata degli eventi fa perciò riferimento a distanze fisiche come appunto, una ‘breve’ pausa oppure un ‘lungo’ matrimonio. Così non è per spagnoli, greci e italiani che associano la durata a un aumento di volume, preferendo formule come ‘piccola’ pausa e ‘grande’ matrimonio’.

Negli esperimenti, i soggetti bilingui dovevano quantificare la durata di un intervallo di tempo basandosi sul progressivo allungamento di una linea oppure sul graduale riempimento di un volume, entrambi proiettati su uno schermo ma non necessariamente sincronizzati tra loro. Le istruzioni erano fornite in spagnolo, attraverso il comando ‘Duración’, oppure in svedese, attraverso la parola ‘Tid’ che significano entrambi ‘durata’.

Quando il comando era dato in spagnolo, i volontari basavano la propria stima sul riempimento del contenitore, senza essere influenzati dalla progressione della linea. Viceversa, se il segnale era fornito in svedese, essi erano portati a valutare l’avanzamento della linea, ignorando il contenitore.

“Che i bilingui saltino, inconsciamente e senza sforzo, tra metodi diversi di stimare il tempo dimostra la facilità con cui il linguaggio può insinuarsi nei nostri sensi più elementari” ha spiegato Athanasopoulos. Secondo i ricercatori, questi risultati sono la prova che il code-switching non si limita alla flessibilità del linguaggio ma, a seconda del contesto, comporta pure la transizione tra dimensioni percettive differenti.

“Lo studio di Athanasopoulos conferma l’importanza del linguaggio anche dal punto di vista cognitivo e la capacità che esso ha di plasmare la nostra mente” commenta Maria Vender, ricercatrice in Psicolinguistica all’Università di Verona. “L’essere costantemente esposti a due sistemi linguistici porta il bilingue, da un lato a sviluppare una sensibilità più sofisticata alle strutture della lingua, e dall’altro a dover costantemente inibire la lingua che non sta utilizzando in un dato momento”.

In questa ottica, il bilinguismo rappresenta un’esperienza preziosa e in grado di modificare la struttura della nostra mente, il nostro modo di pensare, percepire, reagire agli stimoli, passare rapidamente da un compito all’altro, subendo in misura minore l’interferenza di stimoli irrilevanti. “Questa flessibilità cognitiva sembra conferire una maggiore abilità di concentrarsi solamente sugli stimoli rilevanti nonché una migliore efficienza nel passare da un compito all’altro” conclude Vender.

(Repubblica.it 29/5/2017)

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INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
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