“Welcome to Italy”: una nuova webserie racconta i nuovi italiani

di DANIELE TEMPERA

Una radio che sta per chiudere attorno alla quale ruota il destino e le vicende di una comunità di cittadini di origine straniera: è la trama di una webserie che ha oltre un milione di visualizzazioni su YouTube. Racconta un Paese che cambia e che è sempre più multietnico

Ha un titolo che parla di accoglienza, termine sempre più spesso dimenticato sul dibattito quotidiano sull’immigrazione e storie capaci di raccontare, anche con la forza di un sorriso, cosa vuol dire sentirsi stranieri nel nostro Paese. “Welcome to Italy” è una webserie di otto brevi puntate (durano circa 10 minuti l’una) che ha per protagonisti sei cittadini di origine straniera. Gestiscono una radio che rischia la chiusura per far spazio a un parcheggio, uno spazio che sembra essere molto, non solo una semplice emittente radiofonica, ma un vero e proprio punto di incontro dove condividere vissuti ed esperienze e ricreare solidarietà. “Non è un luogo per gli stranieri, ma per gli italiani. Se lo straniero è uno di quelli di cui non conosci la storia, be’ qui non ci sono stranieri. Siamo parte di uno stesso racconto”, dice Assad, uno dei deejay. La loro sfida? Riuscire a sensibilizzare gli ascoltatori sulla situazione della radio attraverso una petizione che raccoglierà il consenso anche di molti italiani.

Dall’ironia all’empatia. Attorno a Radio BaoBab orbitano le storie di un gruppo di persone alle prese con i problemi quotidiani della maggior parte di noi, ma con la necessità di sentirsi parte di una comunità e di una storia comune. La sua difesa diventa indirettamente una riflessione sull’identità e su come non cedere all’odio di fronte agli episodi di intolleranza quotidiana. Un percorso condiviso anche da Giorgio, ragazzo italiano condannato a tre mesi di lavori sociali all’interno della radio per aver lanciato dei sassi proprio contro i locali della piccola emittente. La sua storia è quella di una maturazione giocata spesso sul filo dell’ironia. Perché se le tematiche sembrano spesso capaci di sviluppare odi e tensioni, è proprio l’uso dell’ironia a smussare gli attriti presenti tra i protagonisti e fungere da canale comunicativo. Un registro privilegiato capace di generare empatia anche tra attori e spettatori.

Ribaltare la prospettiva. “Non volevamo parlare solo di integrazione, ma ribaltare la prospettiva. Volevamo raccontare di ragazzi che hanno gli stessi identici problemi di noi ‘italiani doc’. Anche io a Roma mi sono spesso sentita straniera” spiega la regista Terry Paternoster.  “Questa serie è dedicata a chi vive nel nostro paese è si sente solo. ‘Io sono perché noi siamo’, recita un proverbio africano. Ecco, volevamo fare sentire a molti immigrati e molti cittadini di origine straniera il calore di un’Italia che sta con loro”

Raccontare l’Italia multietnica. Il punto è raccontare un paese che sta cambiando e che è destinato a diventare sempre più multietnico: “In Italia esistono ormai molti figli di immigrati nati nel nostro Paese per i quali parlare di ‘paese di originè ha sempre meno senso. Parliamo di persone cresciute, educate e diventate adulte qui. Parlano la nostra lingua e conoscono la nostra cultura talvolta meglio di molti connazionali e spesso non sono mai stati nei paesi da dove provengono i loro genitori, che non di rado sono scossi da guerre civili ed emergenze umanitarie o governati da regimi illiberali. Il loro Paese è questo. Nella webserie volevamo sottolineare come ciò che viene percepito come differenza possa trasformarsi in una straordinaria ricchezza per tutti”.

Comunicare i diritti. “Il progetto è nato riunendo più competenze e ascoltando le comunità. Volevamo veicolare contenuti informativi in una chiave narrativa” sottolinea la regista.  Tutti i video sono infatti seguiti da pratiche infografiche e podcast realizzati in lingue differenti su tematiche come: permesso di soggiorno, servizi comunali, diritto alla sanità e molto altri aspetti fondamentali per la vita di molti immigrati. Una sorta di carta di diritti e doveri del cittadino di origine straniera, veicolata in chiave multimediale e “inserita” non di rado nell’ambito della stessa narrazione.

Puntare sulle contro-narrazioni. Interamente girata presso il centro policulturale Baobab, la serie è stata realizzata nell’ambito del progetto Infofilieraroma.it e finanziata dal Ministero dell’Interno attraverso il FEI (Fondo Europeo per l’Integrazione dei Cittadini dei Paesi Terzi). Online dal sui canali You Tube e Facebook, “Welcome to Italy” ha già fatto registrare un piccolo successo, superando il milione di visualizzazioni. Un esperimento che mira a scardinare i consueti stereotipi sull’immigrazione e che potrebbe indirettamente fare scuola. Perché per passare dalla retorica dello scontro alla narrativa dell’incontro c’è bisogno di empatia e forse, come suggerisce la serie, anche di qualche sorriso.

 

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Informazioni su francescasalvadori

INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
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