Da ‘touch screen’ a ‘italofobia’: ecco come cambia il dizionario italiano

L’edizione 2016 dello Zingarelli accoglie 500 nuove parole. Una su dieci è un termine inglese

di RAFFAELLA DE SANTIS – La Repubblica

Qualche anno fa tutto era fico (o figo, come si dice al nord), prima ancora era cool, oggi tutto è smart, per dire bello, alla moda, intelligente, insomma vincente. Era inevitabile, al tempo degli smartphone, che il nuovo termine facesse il suo ingresso nel vocabolario. È infatti una delle 500 nuove parole accolte nell’edizione 2016 dello Zingarelli. Parole che sono la spia delle nostre trasformazioni.

Bisognerebbe imparare a sfogliare i vocabolari per avere un quadro linguistico (e non solo) dell’Italia di oggi, un paese transmediale, in cui ci sono videoblogger e web designer, e dove i nativi digitali sanno muovere il dito sul touch screen fin da quando sono bambini: l’operazione si dice swipe (in inglese “colpo”). Se da qualche parte, in qualche ristorante particolarmente rigido, trovate scritto “divieto di svapo”, sappiate che vi si sta chiedendo di non fumare, cioè svapare, sigarette elettroniche. Tra le new entry compaiono il cogenitore e la madre surrogata e viene registrato il turismo procreativo, un fenomeno sempre più diffuso, che indica il viaggio verso quei paesi in cui è possibile ricorrere alla fecondazione assistita, in particolare l’eterologa.

Fa la sua comparsa il sostantivo italofobia, un atteggiamento discriminatorio verso gli italiani frequente anche in passato. La parola è datata 1855, ma italofobo è nello Zingarelli dal 1970. Mario Cannella, lessicografo curatore dello Zingarelli insieme a Beata Lazzarini, spiega: «In genere il nostro lavoro è molto accurato, accogliamo segnalazioni, consultiamo Google Libri e i maggiori giornali nazionali, andiamo a vedere come si parla nei siti ufficiali e istituzionali. Per quanto riguarda italofobia abbiamo riscontrato un’indubitabile frequenza». In effetti negli ultimi anni se non una vera e propria fobia, non è mancata l’ironia nei nostri confronti. In Germania qualche anno fa la catena di negozi Media Markt aveva commissionato una serie di spot che facevano il verso all’italiano che va in giro in canottiera e occhiali da sole in testa, quello che negli Stati Uniti è stato sbeffeggiato nel reality Jersey Show.

I neologismi un tempo erano creazioni da letterati, ora arrivano sempre più dal linguaggio giornalistico, televisivo e della rete. Se parlare di trasformismo è un vecchio vizio nazionale, una prassi politica risalente a Depretis, Crispi e Giolitti, il poltronismo, pur esistendo già all’inizio del XX secolo, è stato appena accolto dal nuovo Zingarelli come l’“atteggiamento di chi farebbe qualsiasi cosa per conservare il suo incarico”. E qui si potrebbe ipotizzare in futuro la comparsa del poltronista, una specie di tronista della politica, costretto a fare audience pur di rimanere a galla.

Se andiamo dietro alle mode e ai costumi c’è poi da sbizzarrirsi. Scopriamo che il barista addetto ai cocktail va chiamato bartender (in inglese tender è “addetto”). La parola è datata 1990, impossibile non pensare al film intitolato proprio “Cocktail”, in cui Tom Cruise era un barman acrobatico molto affascinante.

Anche in fatto di gusti femminili il lessico si aggiorna: le donne oggi indossano scarpe open toe (aperte sul davanti che lasciano intravedere le dita) e amano avvolgersi in una sciarpa shatush. La mania della cucina come esibizione soprattutto televisiva è detta cooking show. Tra i neologismi accolti nel dizionario quelli inglesi sono tra il 10 e il 14%, tra cui banking, per dire “servizi bancari”, coding, (“programmazione”), cheating per intendere quando si copia durante una prova scolastica. Ma nel totale però le parole inglesi non superano il 3%.

Lo Zingarelli comprende 144 mila voci e 380 mila significati. Dall’anno scorso ha inserito anche le “definizioni d’autore”, invitando esponenti di rilievo del mondo della cultura, della scienza, dello sport e del costume a dare il significato di una parola legata alla loro personalità e professione, da Federica Pellegrini (agonismo) a Eva Cantarella (amore), da Roberto Bolle (carisma) a Sandro Veronesi (coraggio), da Remo Bodei (felicità) a Gustavo Zagrebelsky (costituzione). E poi, Camilleri, Marino Sinibaldi, Paolo Conte, Elena Ferrante, Cacciari e tanti altri. Ne è venuto fuori una sorta di vocabolario parallelo, fatto di narrazioni e ricordi personali. Alla voce bellezza Sophia Loren dice: «È una fortuna e una condanna ad un tempo. Ma è una condanna dolce da prendere con leggerezza». Nella lista delle nuove acquisizioni non poteva mancare lo storytelling, che ha sostituito la vecchia “narrazione”, considerata da tempo meno smart .

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Informazioni su francescasalvadori

INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
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