L’Emozione è la porta per entrare in una mente

Laura Fiorini intervista il Professor Paolo Balboni – 

L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo“: è di Nelson Mandela la frase che campeggia nella home page del Laboratorio Itals, Italiano come Lingua Straniera, che ha sede a Venezia alla Ca’ Foscari, e appartiene al Centro di Didattica delle lingue, il cui  direttore è il professor Paolo Balboni.

Per un docente di italiano come lingua seconda o straniera, il professor Balboni è in assoluto il principale riferimento per l’insegnamento: i libri che ha scritto sulla didattica dell’italiano, i saggi pubblicati, le interviste su varie testate e riviste specializzate in Italia ed all’estero, i progetti cui ha dato vita, di cui ricordo MEAL (Migliorare l’Efficienza nell’Apprendimento Linguistico), consistente in 11 videolezioni (www.unive.it/pag/9471/), destinate a studenti delle scuole, dell’università ed anche alla cittadinanza, volte a  migliorare l’efficienza nell’apprendimento delle lingue, sono una serie lunghissima ed insostituibile di pietre miliari per chi, come me,  continua ad emozionarsi insegnando, in Italia come in Sudafrica.

Ho incontrato l’illustre docente a Fieritals, un’iniziativa promossa dal laboratorio Itals, a Venezia: un’intensa giornata dedicata all’editoria dell’italiano a stranieri, con la possibilità di assistere a lezioni-conferenza tenute dagli autori di saggi sulla formazione dei docenti e di manuali di lingua italiana per stranieri.

Una splendida giornata; e questa è l’intervista che il professor Balboni mi ha rilasciato.

  • Durante il mio ultimo viaggio in Italia, visitando il padiglione italiano all’Expo, mi sono soffermata, non senza disagio, davanti al plastico che riproduce il bacino del Mediterraneo privo delle note forme della nostra penisola, una installazione pensata per riflettere su cosa sarebbe oggi il mondo senza l’Italia. Professor Balboni, che cosa sarebbe il mondo, oggi, senza l’italiano?

Senza l’italiano, il mondo starebbe benissimo lo stesso, come senza il francese, l’inglese, il cinese.

Le lingue, in sé, non sono nulla. Una lingua vale l’altra. Ma senza l’Italia, che esiste da mille anni, unita dall’italiano prima che la politica l’unificasse nel 1861 e completasse l’unità nel 1918, senza l’Italia il mondo sarebbe diverso.

La storia del Mediterraneo sarebbe stata diversa: dal XI secolo alla scoperta dell’America, il Mediterraneo era al centro del mondo e l’Italia era al centro del Mediterraneo, e con le sue repubbliche marinare, soprattutto Venezia e Genova, garantiva i collegamenti tra l’Europa e l’impero arabo.

La storia del Rinascimento europeo sarebbe stata diversa: senza le scoperte dei libri della classicità, da un lato, e senza i fondi dei banchieri italiani, l’Europa non sarebbe fiorita come è fiorita, e senz’altro il suo fiorire avrebbe aspettato secoli.

Senza l’Italia i musei del mondo avrebbero meno sale, i teatri d’opera non avrebbero 7 delle 10 opere più rappresentate al mondo, senza Leonardo non avremmo le viti che sostengono i mobili di casa, senza Machiavelli la politica sarebbe più ingenua, senza Galileo la scienza avrebbe tardato a darsi un metodo, senza Volta la batteria sarebbe stata inventata, forse, molto dopo. E senza l’Italia la cucina mondiale sarebbe molto più noiosa!

L’Italia è un piccolo paese, ma il 75% del patrimonio artistico dell’umanità è in Italia, e l’italiano è quello che tiene unite le 20 regioni, che in altre parti del mondo sarebbero stati autonomi, perché ogni regione ha tradizioni, cultura, modi di vivere e di pensare differenti.

  • Insegnare l’italiano come lingua straniera: in tutti i laboratori ai quali ho partecipato durante l’edizione di Fieritals del 10 luglio, si è sottolineata l’importanza dell’applicazione dei principi della bimodalità e della direzionalità; che cosa significa, in concreto, sia per l’apprendimento che per l’insegnamento?

Negli anni Trenta gli psicologi tedeschi ipotizzarono – e l’ipotesi è stata confermata dalle neuroscienze nei decenni successivi – che la percezione dei fenomeni che avvengono nel mondo intorno a noi ha tre fasi: la prima è globale, imprecisa, molto emozionale, volta a cogliere il senso globale e a valutare il contesto, la situazione; la seconda fase è analitica, si va a cercare nel fenomeno quello che ci interessa o che ci fa paura o che ci piace, ci si ragiona, si escludono dall’attenzione i dettagli che non ci servono; alla fine si realizza una sintesi, ossia cataloghiamo il fenomeno (o le parti che ci interessano) e lo accomodiamo nella grande biblioteca della nostra memoria (a medio termine, se si tratta di memorizzare com’è organizzata la stanza d’albergo, a lungo termine se impariamo come usare il mouse), lo inseriamo nella nostra esperienza classificandolo come piacevole, spiacevole, interessante, noioso, da ricercare, da evitare, ecc.

Questo è il normale funzionamento del cervello, che utilizza in maniera differente ma integrata i due emisferi cerebrali per compiere queste operazioni: non tenerne conto, significa andare contro natura. Partire dalla sintesi grammaticale, sperando che questo poi generi un fenomeno, la comunicazione, è contro natura: alcuni, più ‘intelligenti’ o ‘intuitivi’ o ‘autonomi’, riescono lo stesso a memorizzare le cose, ma la grande massa degli studenti non classifica e non memorizza un’informazione che non ha costruito secondo la sequenza naturale: globalità, analisi, sintesi.

  • A Fieritals, nella presentazione di manuali, saggi e materiali didattici dedicati all’insegnamento dell’Italiano a stranieri, le parole chiave ricorrenti sono state varietà e libertà per gli insegnanti, creatività per generare emozione e per esprimerla: qual è il ruolo del libro di testo e come si rapporta ai materiali digitali che lo affiancano e alle nuove tecnologie?

La principale motivazione umana è il piacere: piacere della varietà (“il mondo è bello perché è vario”), piacere della creatività, piacere della scoperta, piacere di imparare, piacere di riuscire a superare una prova; un libro di testo ripetitivo, che non lascia spazio all’iniziativa e all’autonomia, che dice tutto anziché guidare la scoperta, che non dà spazio all’autonomia (che oggi vuol dire lavoro autonomo online, sui materiali integrativi del manuale, sui social network) è un manuale non motivante. Ora, l’inglese si deve imparare, è un obbligo sociale nella globalizzazione, quindi anche se il manuale è demotivante, gli studenti studino comunque l’inglese (faticando molto e imparando poco), ma l’italiano è una scelta, è un lusso: se un lusso non dà piacere, che lusso è?

  • Emozionare ed esprimere emozione: che cosa significa, in concreto, nella quotidianità della professione docente?

L’abbiamo detto prima: c’è un filtro emozionale che analizza gli input che ci arrivano dal mondo, prima che questi vengano pienamente percepiti, analizzati, assimilati: una cosa che non piace parte già segnata, se serve la si ricorda fin che è necessario, ma poi si elimina, si dimentica, si rimuove (Freud ce l’ha spiegato molto bene). L’emozione è la porta che bisogna aprire per entrare in una mente.

  • Ho iniziato l’intervista pensando a un mondo senza l’italiano; concludo chiedendole: come immagina, professore,  l’italiano senza il mondo?

È una lingua provinciale, che rischia di voltarsi a guardare il suo glorioso passato, dimenticando il futuro. Se l’italiano non si sparge nel mondo, a persone interessate al contributo dell’Italia al mondo, si impoverisce. Per questo gli insegnanti di italiano nel mondo sono fondamentali, sono ambasciatori di una visione del mondo, non solo del congiuntivo o del passato remoto irregolare.

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INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
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