L’Italiano come risorsa

di Mirko Tavoni

Chi viaggia oggi per il mondo scopre, a volte con sorpresa, la presenza e la diffusione della lingua italiana. O perlomeno, la diffusione di alcuni suoi brandelli. Attorno al Tempio del Cielo a Pechino ci sono bancarelle che offrono “Gelato italiano”; scritto così, in italiano, in mezzo a una distesa di caratteri cinesi. Ci sono tifoserie di squadre di calcio in Indonesia che si presentano come “Brigata curva sud”. Nel centro di Delhi o in quello di Ulaanbaatar campeggiano scritte piene non solo di “Pizza” ma anche di “Sanremo” e di “Felicità”. Diversi studi confermano che non si tratta solo di impressioni registrate dal viaggiatore nostalgico e un po’ provinciale. L’italiano è effettivamente, dopo l’inglese, la lingua straniera più visibile nelle scritte promozionali in tutto il mondo.

Soprattutto, questa diffusione non si esaurisce nelle insegne pubblicitarie. L’italiano è saldamente una delle lingue straniere più studiate nel mondo: quarta, quinta o sesta che sia, a seconda delle classifiche, è una lingua che pesa molto più di quella di paesi di dimensioni e peso economico ben superiori rispetto a quelli dell’Italia. Pochi giorni fa, a Pechino, il primo ministro Renzi ha rilasciato una dichiarazione molto ribattuta dalle agenzie di stampa: “c’è fame di Italia nel mondo”. Non è compito dei linguisti confermare queste affermazioni, ma i linguisti possono sicuramente dire che nel mondo c’è fame di lingua italiana.
Non sarebbe però una politica intelligente quella di adagiarsi sugli allori. L’interesse per la lingua italiana, e per l’Italia nel suo insieme, riposa su un grandissimo passato e su molti successi recenti. Questo interesse va però riconquistato giorno per giorno, soprattutto in un mondo in cui la cultura e gli strumenti di comunicazione si trasformano con estrema rapidità. Le istituzioni che operano per la diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo sono numerose, e in diversi casi hanno raggiunto risultati di alto profilo, ma è opinione diffusa che per affrontare le sfide dei prossimi anni sia necessario un ripensamento generale e approfondito. Serve infatti una politica aggiornata alle condizioni e dinamiche reali del “mercato delle lingue” e della competizione culturale nel mondo globalizzato; una politica che sia capace non solo di tradurre in risultati le straordinarie potenzialità del patrimonio italiano ma anche, in modo molto pratico, di individuare intelligenti sinergie fra pubblico e privato, fra promozione della lingua e cultura e promozione dell’economia, e di allocare le risorse pubbliche disponibili secondo criteri di qualità.
Con estrema sensibilità a questo genere di problemi, il Ministero per gli Affari Esteri si è recentemente dedicato con energia alla questione. Nell’ottobre del 2014, grazie soprattutto all’impegno diretto del Sottosegretario Mario Giro, si terranno a Firenze gli Stati Generali della Lingua Italiana nel mondo, che saranno un’occasione importante per valutare proposte e programmi. Il Ministero ha anche costituito diversi tavoli di lavoro che sono già operativi e presenteranno nei prossimi mesi le loro proposte in rapporto ad argomenti che vanno dai rapporti con le comunità italiane all’estero al sostegno delle attività universitarie. 

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INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
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