SOCIAL MEDIA E LINGUA ITALIANA: NON CI SONO COLPEVOLI di Barbara Sgarzi

Se avete seguito la ricerca della parola più odiata del 2013 sapete già che i cambiamenti linguistici mi interessano molto. Siccome cerco da sempre di arrivare a un compromesso tra la mia natura prescrittiva – quella che mi fa venire voglia di correggere certi tweet o email con la penna rossa – e il rispetto della sacra sociolinguistica, che sostiene: la lingua la fanno i parlanti, decidono loro: zitte, maestrine! -,  ho intervistato Valeria Della Valle, docente di linguistica italiana alla Sapienza e autrice di numerosi libri*. Tranquilli: internet e i social media sono scagionati almeno dall’accusa di rovinare la lingua italiana.

Allora, è colpa di internet se condividiamo post e tweet sgrammaticati?

Direi proprio di no. C’è sempre la voglia di trovare un colpevole, ma in questo caso il bersaglio è sbagliato. Anzi, quello che vedo, grazie alle email prima, al web sociale dopo, è che gli italiani scrivono molto di più grazie a queste piattaforme che non mettono soggezione, anzi: fanno venire voglia di provare.

Niente di nuovo, quindi, se non il dare la colpa al cambiamento

Sì: quando ero piccola io, si additavano i fumetti, ad esempio; peccato che poi decine di saggi e tesi di laurea abbiano dimostrato che l’italiano di Topolino era impeccabile, e che quello dei fotoromanzi nel dopoguerra aiutò molte donne quasi analfabete a scoprire il piacere della lettura. E ricordiamoci che le abbreviazioni, tipiche di twitter, si usavano già nell’antica Roma e nel Medioevo erano fondamentali per risparmiare preziosa pergamena!

L’italiano non corre alcun rischio?

Il fatto che online ci si senta più liberi, sommato alla velocità, fa sì che certe regole grammaticali e la punteggiatura vengano spesso dimenticati. Ma qualche regola è necessaria, altrimenti la struttura della frase diventa incomprensibile. La scuola dovrebbe insistere di più sul concetto di registro linguistico; i ragazzi dovrebbero sapere cosa è lecito scrivere in quale ambiente, su quale piattaforma. Capire che non esiste l’italiano, ma diversi italiani e sapere quale usare per ogni occasione.

E per quanto riguarda i neologismi e i prestiti linguistici? Si dice rovinino la lingua e che la tecnologia sia responsabile di buona parte di essi

Io curo con Giovanni Adamo l’Osservatorio neologismi del Cnr e non vedo un sostanziale aumento dal 1998. Non è che internet abbia aperto le porte alle parole straniere; da allora, la loro percentuale tra i neologismi è sempre il 10% all’anno. E poi le parole nuove non deturpano la lingua, ma sono un segnale importante della sua vitalità. Molte ormai le sentiamo nostre, non le riconosciamo più come prestiti; penso a bistecca, per esempio. E ricordiamoci che i puristi dell’800 giudicavano orrenda una parola oggi comune come tram!

Possiamo andare online tranquilli, quindi: la nostra lingua gode di buona salute?

Non è certo a rischio di estinzione! Dalla fine del 200 a oggi è rimasta quasi indenne a influssi culturali e dominazioni straniere; apriamo la Divina Commedia e la comprendiamo più o meno all’istante. Ed è tuttora una delle lingue più studiate al mondo, non certo perché sia utile negli affari, ma per il suo valore culturale. Dovremmo iniziare a pensare che le lingue sono organismi vivi, non sono controllabili, ma seguono un loro percorso; e non è “colpa” di nessuno se mutano.

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*L’ultimo libro, del 2013, è Piuttosto che. Tra marzo e aprile del 2014 uscirà, sempre per Sperling, un testo di giochi e quiz sull’italiano.

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Informazioni su francescasalvadori

INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
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