Il British Council considera l’italiano una delle 10 lingue vitali per il futuro del Regno Unito!

“Niente lingue, siamo inglesi”: tre su quattro no parlano altro. Allarme di Londra: ” Così a rischio sicurezza e prosperità.”

di ALESSANDRA BADUEL

 IMPARA l’inglese e girerai il mondo, magari trovando anche lavoro, si promette ai ragazzi. Ma chi l’inglese lo sa dalla nascita, perché dovrebbe imparare altre lingue? Perché saranno presto «di cruciale importanza per la nostra prosperità, la nostra sicurezza e la nostra influenza a livello globale», come dice agli inglesi e al loro governo un rapporto allarmato del British Council, appena uscito con le cifre di un desolante sondaggio. Commissionata appositamente a YouGov, l’inchiesta rivela che tre inglesi su quattro non parlano nessuna delle dieci “Lingue per il futuro” che danno il titolo alla ricerca.

Si tratta di idiomi europei come spagnolo, portoghese, francese, tedesco e italiano, ma anche di arabo, cinese, giapponese, turco e russo. Sono i linguaggi che il British Council definisce «vitali» per i prossimi vent’anni economici, geopolitici e anche educativi e culturali del Regno Unito. Invece, come YouGov certifica con un campione di 4.000 adulti intervistati, solo il 15% riesce a tenere una conversazione in francese, il 16% in tedesco, il 4% in spagnolo e il 2% in italiano. Le altre sei lingue sono parlate da meno dell’1%. Prime incriminate della carenza sono le scuole. Come ha spiegato John Worne presentando il rapporto, dovrebbero includere più idiomi fra quelli insegnati e dare a quelle materie la stessa importanza e lo stesso status di cui godono scienza, matematica, tecnologia, ingegneria. Ma Worne accusa anche le aziende, che non stimolano i propri dipendenti, e lo stesso governo, che non fa abbastanza per legare l’insegnamento di una lingua a quel che può cambiare nella vita degli studenti, aprendo maggiori opportunità per fare affari e vivere all’estero, oltre che per ampliare la loro cultura. «Se non agiamo, subiremo perdite sia economiche che culturali», ha concluso Worne, spiegando che tutti devono contribuire a cambiare il clima, politici, mondo degli affari, genitori. Frasi mille volte ripetute nelle istituzioni educative di tanti altri Paesi, forse tutti quelli che non sono fra i 53 dove l’inglese è madrelingua.

Ora però le cose stanno cambiando e anche negli Stati Uniti, dove il censimento del 2010 diceva che solo il 10% degli americani (immigrati esclusi) parla una seconda lingua, il ministro per l’Istruzione Arne Duncan chiede da anni di moltiplicare i corsi di studio. Il rapporto del British Council spiega anche perché quelle lingue sono utili, con l’arabo «parlato da sei nazioni che per le nostre esportazioni valgono economicamente 12 miliardi di sterline», più di Spagna, Cina o Italia, che pure sono considerate importanti, Cina soprattutto. Al British Council si è affiancato anche il responsabile dell’educazione della Premier League, Martyn Heather, avvisando che per i calciatori sapere le lingue serve, per lavorare all’estero e magari diventare allenatori miliardari, mentre il ministero dell’Istruzione ha approfittato per avvisare gli inglesi che dal 2014 studiare una lingua straniera sarà obbligatorio dai sette ai 14 anni. Ma online i commenti alla notizia riportata da tutti i media britannici non sono dei più convinti. «Ho lavorato a lungo all’estero, in Iraq, Kazakhstan, Azerbaijan», scrive un lettore del sito di SkyNews «e il linguaggio di lavoro è il nostro. E anche frustrante scoprire che è inutile imparare il russo, per esempio, dato che i locali non vedono l’ora di sedersi con te a bere un tè e fare pratica d’inglese: lo considerano essenziale per il loro futuro». (Da La Repubblica, 21/11/2013).

Le lingue il vero problema dell’economia inglese

di Annalisa Lista

¾ degli inglesi non parlano le lingue straniere. Senza grande sorpresa, l’ultimo rapporto compilato dal British Council rimette l’accento sul punto più debole della popolazione d’Oltremanica. Ma da un’altra prospettiva: la poca dimestichezza con gli altri idiomi è un pericolo serio per l’economia. Infatti, 10 sono le lingue identificate come strategiche considerando i bisogni economici, geopolitici e culturali del paese:spagnolo, arabo, francese, cinese mandarino, tedesco, portoghese, italiano, russo, turco e giapponese. Nessuno nega il ruolo cruciale della lingua di Sua Maestà nella comunicazione e negli scambi commerciali internazionali –si legge nel rapporto – ma uno studio di David Graddol risalente al 2006 afferma quanto segue: l’inglese scenderà presto dal primo gradino del podio e nel momento in cui questo avverrà, la popolazione d’Oltremanica, incapace di comunicare in altri idiomi, affronterà un periodo molto difficile. Soprattutto economicamente. Tutto parte dalle scuole, dove gran parte degli alunni non raggiunge nemmeno le competenze di base (livello A1). Tant’è che a due passi dalla fine del 2013 il numero di coloro che sono riusciti ad ottenerlo è già diminuito del 5%, attestandosi oggi a meno di un alunno su 26. Con la scelta dei corsi intermedi/avanzati di francese e tedesco in caduta libera (- 10 e 11%). Attualmente, la lingua d’Oltralpe è l’unica parlata discretamente dal 15% della popolazione, seguita da tedesco (6%), spagnolo (4%) e italiano (2%).

(Da west-info.eu/it, 20/11/2013).

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INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
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