“Qui trovi le parole per scoprire chi sei davvero”

Se è vero che ogni vita è un romanzo, e che certe vite interessano più dei romanzi – l’anoressia di Michela Marzano, la depressione di Veronica Pivetti, i tormenti di Tiziano Ferro e la fede di Albano Carrisi – forse ognuno noi dovrebbe scrivere la sua. Non per sollecitare il narcisismo, come succede agli effimeri eroi dei reality, che spesso hanno vissuto pochissimo, né per lanciarsi nella narrativa sperando nella lotteria del bestseller, ma semplicemente per sapere chi siamo. E se mancano le parole per dirlo? Iaia Caputo, passata attraverso il giornalismo per arrivare alla narrativa e alla saggistica (ha appena pubblicato da Feltrinelli “Il silenzio degli uomini”) inaugura dal 12 aprile a Milano, al Museo Diocesano, un corso di autobiografia, sedici ore dedicate a chi vuole imparare a scrivere di sé, per sé. Curioso esperimento, «nato da anni di incontri e colloqui – dice Iaia Caputo -. «Mentre le classifiche sono affollate da di libri che raccontano esperienze molto personali, anche dolorose, un lutto, una malattia, una perdita, nel privato siamo spinti a tenerci tutto dentro, a stratificare, a non mettere ordine. Il mio corso può essere visto proprio come un momento di chiarezza e di consolazione, oppure come un modo per scendere a patti con se stessi, liberarsi di un peso o, al contrario pescare nella memoria, ricordare, recuperare, riscrivere la propria storia e tutte le vicende personali». Significa che possiamo inventarcene una, o almeno migliorarla? Lalla Romano sosteneva che una biografia «è una menzogna ben congegnata», mentre Gesualdo Bufalino, nel suo salotto di Comiso, ironizzava: «Non vedo l’ora che il tempo passi per mettere su un foglio di carta ricordi inventati». Il social network e i blog traboccano di profili romanzeschi, di vite quotidiane che aspirano ad essere straordinarie, «invece noi facciamo il contrario spiega Iaia Caputo – noi andiamo in profondità, cerchiamo le emozioni che hanno reso speciali alcuni esperienze, così ne comprendiamo il senso, e comprendiamo noi stessi». La luce dell’infanzia, gli strappi dell’adolescenza, un luogo, una frase, ogni inizio è buono. E l’autobiografia sconfina nella filosofia. Enza Minniti, che coordina la sezione lombarda di Phronesis, l’Associazione italiana per la consulenza filosofica, sta già pensando a qualcosa del genere: «Sarà una delle prossime iniziative – annuncia -: scrittura come conoscenza di sé, senza correggere le parti che non ci piacciono». Poi, marzullianamente, possiamo farci delle domande, provare a darci delle risposte, e se sono banali, pazienza: l’obiettivo è abbandonare la superficie e andare in cerca dell’anima (la propria): a pubblicare il saggio definitivo sulla condizione umana ci penserà il prossimo Heidegger. Alle donne basta possedere le cose attraverso le parole. Sono loro, soprattutto, a scrivere poesie, diari, romanzi, memoires: il 65 per cento dei materiali fuori dall’editoria tradizionale porta una firma femminile. Alessandra Colli, con una speciale empatia, scrive le storie degli altri: la vita di una coppia arrivata alle nozze d’oro, le pieghe avventurose di un amore con lieto fine, la nascita di un bambino: «Mi occupo di prestare le parole a chi non le ha. Gli incontri con le persone che mi chiamano sono quasi sedute psicanalitiche, e poi viene fuori un libretto da conservare o regalare a pochi amici. Un consiglio? Scrivete. Forse una riga si salverà».
La Stampa, 26 marzo 2012
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Informazioni su francescasalvadori

INSEGNANTE DI ITALIANO LINGUA SECONDA FACILITATORE LINGUISTICO
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